giovedì, novembre 12, 2009
![]()
Come strenna natalizia.
Non avrei potuto chiedere di meglio.
Anzi, a dire il vero ci contavo.
Il DVD del Solo Show di Vinicio Capossela, passato nei teatri italiani giusto un anno orsono.
Uno spettacolo davvero straordinario, memorabile. A grande e giustificata richiesta sei repliche previste a breve tra Milano, Verona, Firenze... Non perdetevelo, se potete.
Posto qui la recensione che scrissi allora per un oscuro mensile. Così, per farvi venire voglia.
Sarà stato perché eravamo incastonati in un palco di quarta fila, ad un palmo dal loggione, sarà stata l'atmosfera polverosa e sulfurea, anticipata all'ingresso del teatro da un vero e proprio mangiafuoco, saranno stati i legni e i velluti del teatro stesso, ma già al brano di apertura del concerto di Vinicio Capossela, lo scorso 14 novembre al Regio di Parma, ci sembrava di essere saliti in una vecchia soffitta. Stupore, curiosità, mistero. Bauli di oggetti, ricordi e cianfrusaglie. Emozione purissima.
Ci aspettavamo molto dal ritorno a Parma di Capossela, convinti che ci saremmo trovati di fronte uno dei personaggi più profondi, complessi ed originali (a dispetto di tutte le discendenze che gli vengono affibbiate) della musica d'autore italiana; convinti che il suo ultimo lavoro discografico rappresenti il compimento di un percorso, il segno di una maturità raggiunta, l'opera che, vista in prospettiva, gli permette di accomodarsi di fianco ai grandissimi, tra i pochi artisti che, colti e popolari insieme, possono permettersi di rappresentare l'evoluzione della tradizione musicale e poetica italiana.
Ebbene, lo spettacolo ha addirittura superato le nostre attese. Molto più di un semplice concerto, un vero e proprio show. Circense, a più riprese, felliniano con le apparizioni di maghi, giganti e sirene, novecentesco per profumi e colori, popolare per postura e nobile negli intenti.
Capossela canta, suona, recita, si reincarna, si trasforma sotto i suoi cappelli: a cilindro prima, una paglietta poi, e ancora un colbacco da ussaro, un cappello mariachi e un berretto da Capitano Nemo, per nascondersi infine sotto una lignea e cornuta maschera da minotauro. E si copre di pelo, e si fa rinchiudere in una gabbia al centro del palco mentre si lancia in una interpretazione in russo delirante de La ginnastica di Vladimir Vysotsky, per poi tarantolarsi nella parte più calda dello show, quella di Brucia Troia, quella di Ballo di San Vito, quella di Marajà. Nelle gabbie al suo fianco il bambino ciclope e il maiale a due teste. Sopra il palco una grande scritta luminosa: Soloshow. Entrano ed escono personaggi strani e inquietanti, maschere da Lucha Libre messicana, meduse, palombari, il mago Wonder che si fa intrappolare nella pazzo-jacket per farsi appendere a testa in giù e trasformarsi in una human-pignata subito presa a mazzate fino ad esplodere in una cascata di coriandoli. TA-DAA!
E pensare che la prima parte del concerto si era sviluppata seguendo rigorosamente la trama dell'ultimo disco. Intima, quindi, essenziale, confortante e raccolta, con la banda sullo sfondo, solo ad abbozzare lievi paesaggi sonori. Emozionante l'esecuzione de I pianoforti di Lubecca durante la quale l'uomo-Theremin, Vincenzo Vasi, approfitta della magia del suo strumento per evocare spiriti e voci, la Callas, o Yma Sumac se preferite.
Passano due ore. E un'altra mezza. E sono quasi tre quando Vinicio regala al pubblico di Parma (che si è appena esibito in un robusto accompagnamento dell'inno alla gioia de L'uomo vivo) una manciata dei suoi ricordi personali, di quando abitava in Borgo Bernabei, della sua prima serata al Picasso, delle sue prime canzoni scritte proprio lì, in oltretorrente. Chiama sul palco tre amici di quei tempi, tre amici di sempre. Li chiude nella gabbia e si siede al piano, da solo. Christmas song, Scivola vai via, All'una e trentacinque circa. Era il 1990. Trovammo il suo primo disco per caso, in un negozio in via Pisacane. Il nome Vinicio Capossela non ci diceva assolutamente nulla. Ci incuriosì soprattutto la lista dei musicisti che suonavano con lui: Jimmy Villotti, Ellade Bandini, Antonio Marangolo... Scuderia Paolo Conte.
Eppure il ricordo del primo ascolto di quel vinile è ancora limpidissimo.
Siamo convinti che resterà altrettanto vivido, e a lungo, il ricordo di questo concerto.
![]()
Intanto, a scanso di equivoci, ho inaugurato il mio primo panettone 2009.
Manca solo il cotechino con il purè.
venerdì, ottobre 30, 2009
![]()
La nebbia agli irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de’ tini
Va l’aspro odor de i vini
L’anime a rallegrar.
Gira su’ ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l’uscio a rimirar
Tra le rossastre nubi
Stormi d’uccelli neri,
Com’ esuli pensieri,
Nel vespero migrar.
martedì, ottobre 27, 2009
Un consiglio vi chiedo.
Ho preso un Aulin tre ore fa.
Senza successo.
Posso bissarlo con altro analgesico?
Quale sarà il più compatibile tra i seguenti?
Ketadol, Naproxene sodico, Synflex.
Fate presto, vi prego.
![]()
Come in The Blues Brothers...
Quando Belushi vede la luce e capisce.
Che deve rimettere in piedi La Banda.
C'è da recuperare un po' di gente, sparsa qua e là per il mondo, più o meno virtuale.
C'è da riacciuffare un po' di poesia, da sotto il velo di polvere.
E le parole, tante.
Un passo indietro?
No.
Una rivendicazione.
Un riscatto.
Una speranza.
Forza gente!
giovedì, ottobre 22, 2009

Potrei quasi dire che passavo di qua per caso...
E mi sono messo a rileggere qua e là, commenti compresi.
Sembra passato un secolo.
Ma non venitemi a dire che Feisbuc è l'evoluzione, il futuro, e i nostri blog la preistoria.
O forse sono semplicemente io che ho smarrito il sacro fuoco della passione e dell'amore...
mercoledì, luglio 09, 2008
Tanto per non saper né leggere né scrivere, in attesa di riprendere in mano seriamente questo blog, questa sera sarò a Milano, ad ascoltare questo signore qui sotto.

