venerdì, dicembre 31, 2004
Urca! Stanotte danno Il ragazzo di campagna....TAAAACCC!
Peccato che domani ci negheranno di nuovo il concerto da Vienna
Niente Strauss, niente valzer, niente Radetzky March...
Però il PdC dice di essere pronto per il Quirinale
Mia nonna punta invece alla Presidenza del Senato
Io chiedo solo una cosa. Che tutti i fuochi, i botti e i razzi possano magicamente infilarsi nel c**o di chi li accende.
Grazie.
;-)
giovedì, dicembre 30, 2004
Attendere, prego...

Sto aspettando che il forno arrivi a 220°C
che passino finalmente queste prossime 26 ore
che squilli il telefono, che bussino alla porta, che succeda qualcosa, per qualsiasi motivo
che Thelonious Monk (Alone in San Francisco) arrivi a 'round midnight
Intanto potrei intrattenermi scrivendo che
è una questione di sopravvivenza.
Proprio così, sopravvivenza.
E poi, per caso, ricordarmi che in Alone in San Francisco, di Thelonious Monk, 'round midnight non c'è.
Peccato
Forse un giorno
meglio mi spiegherò
ta-ta-tatatata-tatata-ta-ta...
la questione è che ci sono posti in cui
la ragione non può arrivare
ché non ci sono sentieri segnati
né sentieri da segnare per chi verrà
ci sono posti che solo l'immaginazione
e il coraggio
e il gesto, lo slancio
posti senza rete
nessun libretto d'istruzioni
posti della mente che la mente non possiede
ed è inutile cercare di spiegarsi
di spiegarseli, di capire
nelle acque non trasparenti
c'è poco da vedere
devi fidarti della pianta dei tuoi piedi
il luogo di te più distante dalla tua testa
E' una questione di...
...privilegio.
Ecco.
mercoledì, dicembre 29, 2004
Orizzonti
Tenendo ben presente che viviamo in una condizione privilegiata, per la quale dovremmo ringraziare ad ogni piè sospinto, e che non avremmo diritto di lamentarci per nulla...tenendo ben presente tutto questo, si può dire che il Natale è appena passato e già non ne possiamo più?
Si, si può dire.
martedì, dicembre 28, 2004
Phil Spector
*Daneena, adesso arrivano anche i premi! ;-)
A volte la fiction è più vera della realtà. Nella prima scena del cult movie Easy Rider, si vedono i due protagonisti, Peter Fonda e Dennis Hopper, salire su una limousine dove li aspetta il loro pusher. Questi non è altro che Phil Spector, intento a vendere loro una bella dose di cocaina, che dovrà permettere ai due di pagarsi le spese del loro viaggio sino a New Orleans. Se forse Spector non ha mai fatto il pusher, sicuramente si è fritto il cervello con Lsd, cocaina e quant’altro. Tanto da vivere da recluso ormai da circa trent’anni nella sua splendida villa di Hollywood dove, si dice, si diverte a girare per casa vestito da Batman. O finire invischiato, come è successo un anno fa, in un’accusa di omicidio. Storie di rock’n’roll…
Phil Spector, con George Martin, è l’uomo che ha inventato la figura del produttore: prima di loro non esistevano, c’erano solo degli addetti delle case discografiche incaricati di far rispettare all’artista le direttive di chi pagava perché si facesse un disco. Non è un caso che Sam Phillips, l’uomo dietro a Elvis e che in un certo senso ne forgiò il sound, fosse il proprietario della casa discografica.
Phil Spector cambia il gioco perché, a differenza di un Sam Phillips, non è un discografico ma un musicista. La sua carriera comincia nel 1958, a Los Angeles, dove vive, quando fonda i Teddy Bears, un gruppo con due cantanti donne e Phil che suona tutti gli altri strumenti: ‘sparano’ subito un singolo che nel giro di poche settimane vende più di un milione di copie, To Know Him Is To Love Him, scritto proprio da lui (il titolo riprende l’iscrizione sulla tomba del padre, morto suicida nel ‘49). Problemi di varia natura, legati agli accordi di distribuzione discografica e sulle royalties, portano però alla fine dell’avventura, e Phil decide di tornare a New York, dove è nato.
È il momento di massimo splendore del cosiddetto Brill Building, dove giovani autori come Gerry Goffin e Carole King stanno interpretando al meglio i sogni dei teenager americani con canzoni apparentemente semplici ma che edificano lo standard della ‘nuova musica pop’. Phil, che ha capito che è meglio non fidarsi dei discografici, fonda la propria etichetta, la Philles. Pur continuando a suonare lui stesso, si circonda di session men bravissimi (gente come Steve Douglas, Glen Campbell, Jack Nitzsche, Leon Russell, Sonny Bono) e va in fondo alla sua ‘visione’ musicale, quella che verrà chiamata il Wall Of Sound: è il primo produttore che forgia un suono nuovo e originale, e solo per questo (ma anche per le tante, bellissime canzoni che scrive) Spector ha guadagnato il suo posto nella storia della musica del Novecento.
Il Wall Of Sound è due (o anche tre) batterie che suonano contemporaneamente, sezioni fiati, orchestre d’archi, cori di a volte anche trenta di voci, chitarre, tastiere: quasi un’orgia di suono che sembra impazzita e invece è diretta in modo esemplare da Spector e che contiene tutta la prorompente voglia di divertimento, di romanticismo e il senso di giovinezza propri dell’America della prima metà dei 60. Il tutto, naturalmente, registrato rigorosamente in mono (Spector chiamerà la sua musica "piccole sinfonie per ragazzi"). In tre minuti, quanto duravano i suoi singoli, Spector sa condensare il rock’n’roll, il r&b, il gospel, il country, il pop, insomma uno spettro musicale totale come nessun altro aveva saputo fare.
Il successo è enorme: tra il ‘62 e il ‘65 sono circa venti i singoli che arrivano al primo posto della classifica. In un’era di tensioni e scontri razziali, Spector porta nelle case dei ragazzi bianchi di tutta l’America idoli pop che sono spesso di colore e il più delle volte sono gruppi solo femminili. L’imprescindibile cofanetto Back To Mono (1958-1965) contiene questo fantastico e irripetibile viaggio, con brani come Spanish Harlem, He’s A Rebel, Da Doo Ron Ron, Be My Baby, Then He Kissed Me, A Fine Fine Boy, Baby I Love You e tanti altri. Canzoni affidate a gruppi come le Crystals, le Ronettes, i Righteous Brothers, solisti come Darlene Love, Ben E. King. È l’America di Happy Days, ma gli "happy days" finiscono sempre.
Phil Spector non regge l’urto della british invasion di Beatles e Rolling Stones: nel ‘66, River Deep, Mountain High affidata ad Ike & Tina Turner non sfonda in classifica come aspettato. Da quel momento, un Phil Spector, che già in passato aveva presentato gravi problemi di paranoia, dando prova di avere seri problemi psicologici (probabilmente dovuti al suicidio del padre, avvenuto quando lui aveva 9 anni) acuiti dall’abbondante uso di cocaina, diventa un recluso della sua villa castello, insieme alla moglie Ronnie Bennett, la cantante solista delle Ronetts, da cui si separerà in seguito accusato anche di violenza domestica.
Nessuno lo vede più in giro, neanche nei club, ma paradossalmente saranno proprio quei Beatles, responsabili del crollo della sua musica, a dargli una chance per riemergere chiamandolo a produrre il disco Let It Be. Ancora John Lennon e George Harrison, suoi grandi fan, lo chiameranno per i loro debutti solisti. Ma Spector ormai è solo il fantasma di quello che era: nel film Imagine si vede John Lennon sforzarsi fino all’ira per insegnare al povero Phil, completamente ‘stonato’, la sua parte in una canzone… Nonostante questo, Lennon riproverà, nel ‘73, a lavorare con Spector, ma il risultato saranno quattro soli brani, che verranno inclusi nell’album Rock’n’Roll del ‘75.
La sua immagine e il suo lavoro rimangano però idolatrati anche da insospettabili fan (a proposito del suo Born To Run, ad esempio, Springsteen dirà di aver voluto fare un disco che unisse "l’approccio musicale di Phil Spector a quello lirico di Bob Dylan"; per non parlare dell’ossessione di Brian Wilson, che per decenni è rimasto chiuso in casa cercando di riprodurre il ‘sound’ di Spector) e seguiranno, negli anni, alcune bizzarre produzioni, alcune delle quali nessuno avrebbe mai immaginato.
La prima è con un vecchio amico, la star dei Sixties Dion che, bisognoso di rilanciare la sua carriera, nel ’74 chiede aiuto a Phil: il risultato, nonostante oltre quaranta musicisti presenti in studio, curiosamente non richiama il tipico Wall Of Sound. Born To Be With You, uscito l’anno dopo, è invece un disco quasi dark.
Ma è quando Leonard Cohen a chiedere la produzione di Spector, nel ‘76, che la cosa si fa divertente: cosa i due potessero avere in comune, ancora oggi critici e fan se lo domandano. Sta di fatto che per due settimane si ritrovano a comporre canzoni e quindi a registrarle: questa volta il classico Wall Of Sound c’è tutto, dando una bellezza inquietante e decadente alle classiche ballate tristi del canadese, che ha in seguito ripudiato il lavoro come "un esperimento fallito". Di più: dopo che Spector consegna il lavoro finito, Cohen, non soddisfatto, chiede di poter rimetterci mano. Il produttore non vuole, porta via con sé i nastri e rifiuta di consegnarli. Cohen, recatosi a casa sua, si vede anche puntare una pistola davanti al naso, e alla fine accetta di pubblicare il disco così com’è.
Ma ancor più sorprendente sembra la successiva produzione di Phil Spector: nel ’79 è con i Ramones per il loro End Of The Century. Anche qui, in studio, si finisce a minacciarsi con le pistole in mano, ma almeno il risultato finale sembra più apprezzabile del disco con Cohen, essendo i Ramones una band che, nonostante l’approccio punk, ha sempre pescato abbondantemente dalla pop music spectoriana dei 60. Quantomeno, Do You Remember Rock’n’Roll Radio è una splendida produzione, così come la ripresa del classico spectoriano Be My Baby.
Poi più nessuno sembra avere il ‘coraggio’ di chiedere i servigi dell’eccentrico produttore, che sparisce completamente dalle scene fino al 1989 quando viene celebrato alla Rock And Roll Hall Of Fame. Ma di musica si riparlerà solo ai nostri giorni: è il gruppo inglese dei Starsailor a proporgli di produrre due brani del recente Silence Is Easy, dopo essere stati contattati dalla figlia.
È infine la cronaca nera a reclamare l’attenzione, quando, l’anno scorso, un’attricetta di Hollywood viene trovata morta a casa del produttore. Scarcerato su cauzione, Spector dichiarerà che la donna, ubriaca, aveva voluto a tutti i costi andare a casa sua. Cosa sia successo nessuno lo sa. L’inchiesta sembra aver escluso la colpevolezza di Phil. Un altro caso O.J. Simpson?
A Christmas Gift For You
Per uno strano scherzo del destino l'album assemblato da Phil Spector per il natale del '63 non uscì mai. La mattina del 22 novembre fu assassinato John Fitzgerald Kennedy. E non vi fu più motivo di festeggiamenti e svaghi. Ristampato, è diventato oggetto di culto per generazioni
Avrebbe dovuto essere una festa. E un successo. Era il 22 novembre 1963: giorno in cui il disco "natalizio" confezionato da Phil Spector doveva lasciare i magazzini e raggiungere i negozi, poco più di un mese prima della festività che intendeva celebrare. Spector, all'apice della carriera, aveva schierato nell'occasione il fior fiore del suo team musicale - Crystals, Ronettes, Darlene Love, Bob B. Soxx & The Blue Jeans - affidandogli alcuni fra i temi più classici del repertorio natalizio: White Christmas, Santa Claus Is Coming To Town, Sleigh Ride, Christmas, Silent Night.
Ovviamente ciascuna di quelle canzoni era stata rivisitata secondo lo stile caratteristico del personaggio, incastonandola cioè nel tipico "muro del suono" spectoriano. Impresa ambiziosa e audace. "Poiché il Natale è così intimamente americano, è venuto il momento di prendere le grandi musiche natalizie e dotarle del suono dell'odierna musica americana", scrisse allora di suo pugno nelle note di copertina del disco. E in effetti, anche riascoltato oggi, a 37 anni di distanza, A Christmas Gift For You è un'opera esemplare: alle memorabili e un po' zuccherose melodie delle canzoni citate Spector aveva conferito un'enfasi pop ancora più frizzante, moltiplicandone l'effetto comunicativo in misura esponenziale. Come un American Graffiti ridislocato dall'estate a Natale, per intendersi.
Eppure le cose non andarono come previsto. Accadde che nella mattina di quel fatale 22 novembre, a Dallas, fu assassinato John Fitzgerald Kennedy. Nessuna festa era più possibile. E così Spector decise di rimandare l'uscita del disco in segno di lutto, compromettendone irrimediabilmente il rendimento commerciale. Se allora non fu un best seller, tuttavia, esso divenne oggetto di culto negli anni e nei decenni seguenti, più volte ristampato e sempre rispettato. Tant'è vero che ancora adesso, sotto l'albero, pochi altri dischi fanno una figura migliore della sua.
1 Aprile
S. Ugo
Non ci piove!
Son sicurissimo...
