domenica, febbraio 27, 2005
Cercarsela
Non sapevo cosa scrivere. Meglio, qualche cosa in mente ce l'avevo, ma nulla di particolarmente interessante.
Poi, un rapido passaggio sul sito di Repubblica e scopro un'intervista a Barbara Berlusconi (sì, la figlia).
Tra le varie amenità raccontate dalla sfortunata ventenne, leggo del suo piercing sulla lingua e di come il papà abbia insistito per farglielo rimuovere.
Peccato...
Peccato per il suo fidanzato, aitante giovanotto.
Ché si sa. Il piercing sulla lingua ha tutto un suo perché.
Ottimamente descritto in un dialogo di Pulp Fiction:
Vincent Vega (nell'appartamento del pusher): Scusate, mi dispiace interrompervi. Ma sono curioso. Perché hai una borchia sulla lingua?
Jody (compagna del pusher) lo guarda e dice, come se fosse la cosa più ovvia al mondo: è una cosa sessuale. Aiuta la fellatio.
mercoledì, febbraio 23, 2005
Satisfaction
Avevo ordinato i 4 CD della serie Tamla Motown Big Hits and Hard to Find Classics più che altro perchè costavano poco.
3.33£ su www.amazon.co.uk
Mi son detto, vabbè, ci sarà la solita sventagliata di classici però magari qualche chicca si trova...
E invece sono quattro dischetti fulminanti! Una ottantina di brani poco conosciuti, niente a che vedere con tutta quella vecchia roba soul inflazionata da anni di spot e ripescaggi.
Rare Earth, Edwin Starr, Detroit Spinners, Brenda Holloway...
Mandati in loop per una giornata intera risolveranno tutti i vostri problemi esistenziali (con i miei ha funzionato).
Tutto il calore e lo spirito di un'America che non c'è più (e peccato perché ci piaceva).
Ritmo, calore, sentimento, sensualità. Voci nere e avvolgenti. Il soul purissimo che infettò i cuori e le gambe di intere generazioni di là e di qua dall'oceano. Erano gli anni '60, il funk era solo ai primi passi. Era il Soul che ruggiva, e la Tamla Motown era l'Etichetta Nr.1.
Ogni singolo che usciva dalle sue presse era garantito. Soddisfatti o rimborsati.
Una di quelle etichette di cui (avendo illimitate disponibilità economiche) si poteva acquistare l'intero catalogo a scatola chiusa senza temere di trovarci sorprese (in senso negativo) o roba di serie B.
Trovare oggi sul mercato dischi originali Tamla Motown è impresa ardua e dispendiosa.
Ma se un giorno vincessi al totoqualchecosa giuro che passerei il resto dei miei giorni a girare il mondo in cerca di quei neri dischetti, fosse anche solo per il gusto di tenerli tra le mani, di mostrarli agli amici e, ogni tanto, quando il momento è giusto, tornare a far calare la puntina tra quei mitici solchi.
Nel frattempo mi ascolto questi quattro CD.
Se vi fidate di me, se avete voglia di spendere circa 14 sterline (sono più o meno 20€, quanto un volgare CD Ibiza Chill Out Sti Cazzi) per questi gioielli (finchè sono in offerta su Amazon) non perdete tempo. Poi se volete ne riparliamo.
Fatevi un regalo, cari.
martedì, febbraio 22, 2005
Dalle 9 alle 5
Ma quanto mi piace lavorare di notte, mentre gli altri dormono.
Da solo in ufficio, con i termosifoni spenti. Sulla tastiera con il giaccone da alta montagna, ascoltando Judy Garland e i Temptations e Peggy Lee .
La Mary Lou a casa che mi aspetta sul letto, con le orecchie puntate alla porta. Le ho lasciato sullo stereo la raccolta di Dusty Springfield.
Io intanto son qui a mangiare un panino al volo all'osteria sotto l'ufficio, e una bella pinta di guinness, e scopro che c'è un sacco di gente, della mia età, mica vecchia, che tutte le sere, dopo cena, si veste ed esce di casa per andare all'osteria, da soli, ché tanto poi la gente la trovano lì, e se non la trovano fanno quattro chiacchiere con le bariste, e intanto bevono birra, e parlano, poi a una certa ora vanno a letto. Altro che televisione.
Ma a quest'ora, adesso che ho finito, non c'è più nessuno. L'osteria è chiusa da un pezzo.
C'è solo la neve, silenziosa tutt'intorno.
Ma poca, che domani, lo so, sarà già sparita. Ché non c'è più la neve di una volta, che restava lì stesa per intere settimane, per intere stagioni. Inverno=neve. Punto.
E allora mi verrebbe voglia di abitare in montagna, e avere la neve davanti alla porta, e la macchina bloccata, che come si fa? bisogna rassegnarsi a star dentro, davanti al caminetto, con i calzettoni e una tazza di latte caldo, e la gatta che fa le fusa sulla poltrona.
Poi mi rimetto a lavorare, e faccio tutto per benino, che in certi casi son preciso. E lascio una memoria scritta dell'avanzamento lavori, per quelli che arriveranno in ufficio tra un paio d'ore. Fatto questo, fatto quello, finito quell'altro.
Bravo.
Finito davvero.
Esco, lascio girare il motore lentamente, accendo l'ennesima sigaretta, il riscaldamento a palla, tutto puntato sui piedi.
Mi fermo al forno. Due brioches. Un krapfen per la colazione di adesso. Una pasta al cioccolato per la colazione prossima ventura, attorno a mezzodì, sempre che qualche buontempone non pensi bene di telefonarmi alle 9...
Voi lo sapevate che il brano Somewhere, cantato da Tom Waits in Blue Valentine, fa parte in realtà di West Side Story ed è quindi di Bernstein?
Io no. L'ho scoperto ascoltando appunto i Temptations, che ne fecero una versione da brivido nell'album In a mellow mood (1967).
Bello.
venerdì, febbraio 18, 2005
Oro Nero
Il brano che se durasse due giorni, per due giorni lo ballerei?
Moment of Truth, degli Earth, Wind & Fire (1971)
C'è un mondo dentro.
Meglio della cocaina.
Molto meglio.
(No, non l'ho mai provata ma...e fidatevi una buona volta!)
giovedì, febbraio 17, 2005
Due cose
La prima: perché nessuno mi ha avvertito che oggi è la festa dei gatti?
Di coccole alla Mary Lou ne ho fatte parecchie, cosa posso inventarmi?
Filetto stasera?
La seconda: Leggo dal sito di Repubblica: "La multa più alta mai comminata per pirateria musicale è stata sanzionata a un dj di Rieti. L'uomo dovrà pagare 1 milione e 400 mila euro per aver usato migliaia di file musicali pirata durante il suo lavoro. Più di 2mila file mp3 si trovavano sul pc del dj"
Ben gli sta! Un DJ che fa serate portandosi dietro il computer e facendo girare gli mp3 che ha scaricato dalla rete merita di pagare tutti quei soldi. Anzi, se fosse per me sarebbe già in galera!
mercoledì, febbraio 16, 2005
domenica, febbraio 13, 2005
Buonanotte ai suonatori
Non c'è verso di prendere sonno, stanotte.
Mi capita quando il mattino successivo devo alzarmi di buon'ora.
Mi capita quando mi fermo a pensare.
Mi capita quando non sono stanco.
Una bellissima puntata di Speciale per me, questa sera.
Un Renzo Arbore in forma smagliante, che ha dedicato tre ore di tv al Jazz, in svariate forme.
Lucio Dalla e il suo clarinetto, Piero Angela al piano (!!!)...e poi Stefano di Battista...e Bollani...immagini di repertorio di un concerto dell'Orchestra di Count Basie che ospitava una straordinaria (S-T-R-A-O-R-D-I-N-A-R-I-A!) Ella Fitzgerald...Bello.
Ma, a parte questo, ero lì a letto che mi rigiravo (la Mary Lou è scesa per una delle sue sortite notturne) e pensavo al mio amico G.
Non lo vedo da anni (e non mi manca). Da compagni di banco abbiamo preso strade differenti. Molto differenti. Antitetiche.
Sposato, con prole, impiegato, persona seria e rispettabile.
Pensavo che inorridirebbe nel vedere la polvere posata sui miei mobili, la tavola con i resti della cena di ieri tra i libri, le fatture e le bollette scadute, l'albero di Natale che non vuole saperne di farsi riportare in cantina (a febbraio inoltrato).
Inorridirebbe nel sentire il puzzo di fumo che si avverte entrando in casa mia (una volta dentro poi ci si abitua).
Inorridirebbe nel vedere il mio letto sfatto, da settimane, e i libri e le riviste e i cruciverba posati sulla coperta, su quel lato del letto da troppo tempo non occupato.
Starnutirebbe, probabilmente, accorgendosi della quantità di peli felini (e di tessuti graffiati) che segnano il territorio, questo territorio.
E pensavo che è giusto così, ché io inorridirei a vedere quella che immagino essere casa sua, con sua moglie che mi porge le pattine prima che io possa posare un piede dentro l'uscio, con un cassetto per ogni oggetto (un posto per ogni cosa, ogni cosa a suo posto).
Inorridirei nel percepire la sua antica attitudine all'archiviazione, alla catalogazione, alla registrazione precisa e documentata di ogni singolo evento, dalle spese quotidiane alle canzoni ascoltate alla radio, dai colpi di tosse al calendario delle targhe alterne.
Il mio amico G. quando avevamo 16 anni, ed era il tempo del petting, si faceva masturbare dalla sua ragazza sul divano e un attimo prima di venire si stendeva un kleenex sulla pancia, per non sporcarsi.
Indossava camicie sempre ben stirate, senza arrotolare le maniche. Anche i jeans erano sempre ben stirati.
Non partecipò mai alle gite scolastiche (non ne ricordo il motivo). In pochi si fidavano di lui. In pochi capivano come facessi a sopportarlo.
Io non me lo ricordo. Forse perché non sono quasi mai stato capace di detestare una persona (ora sì, ora son bravissimo). Forse perché già allora mi serviva come punto di (non)riferimento, come esempio di ciò che non volevo essere.
Mia madre si metteva le mani nei capelli vedendo come, una volta indossati i jeans appena stirati, io mi piegassi sulle ginocchia per un paio di minuti, per 'metterli in piega'.
Nonostante quegli anni fossero gli anni del petting, nonostante a me e alla mia ragazza di allora piacesse farlo al cinema (e ci si andava spesso), non ricordo di aver mai comprato un pacchetto di kleenex. Non allora per lo meno.
Fumavo due sigarette una dopo l'altra, alle 7.55, nell'atrio della scuola, cinque minuti prima di entrare in classe. E la cosa non mi stordiva, come non mi stordisce ora accendere la prima sigaretta della giornata a metà caffè.
Non ho un figlio (e a volte mi manca). Non ho una moglie (e a volte mi manca). Ma mi piacciono un sacco di donne. Mi piacerebbe portarle nel mio letto e provare a farle stare bene. Ma mi innamoro di una donna per volta, fino a quando non mi sento deluso, ma poi passa e diventano le mie migliori amiche.
Anche ora sono innamorato.
Di una bella donna.
Di una gatta che allunga la zampa per togliermi il grissino dalle labbra.
Della possibilità di ordinare dagli Stati Uniti il 45 giri di Black Cow degli Steely Dan.
Di fregarmene della gente che si alza ed esce quando metto sul piatto Getting Uptown degli United 8.
Della libertà di alzarmi dal letto alle 4 di notte per mettermi a scrivere queste cose, sapendo che mi resteranno meno di tre ore per riprendere sonno.
