mercoledì, maggio 24, 2006
Ci sono periodi in cui la tua porta di casa è come se si aprisse su un ring.
Esci di casa e cominci a ricevere pugni in faccia.
Fino a sera, fino a quando ti richiudi quella porta alle spalle.
In realtà non c'è nessuno dietro quella porta pronto a colpirti. Ma tutte le cose che vanno storte, tutto ciò che non gira come dovrebbe, tutte le decisioni che si rivelano sbagliate un istante dopo che le hai prese, le chiavi dell'auto sempre nella tasca sbagliata, dalla parte della mano che regge scatole e borse. Le telefonate che non arrivano e quelle che arrivano, il timore di sentirti dire che "siamo spiacenti, il Suo tempo è scaduto".
Tutto questo ti fa sentire come in un frullatore. Una pausa di cinque minuti ogni tanto, e poi via che si ricomincia.
Così, quando posso, mi fermo a fissare una cartina degli Stati Uniti e inizio a viaggiare lungo le strade dritte ed i confini stupidamente geometrici che uniscono una costa all'altra. Immagino solitari bar annessi a pompe di benzina, camicie a quadri e radio accese su qualche presidente che parla da qualche posto lontano.
Sono giorni che scruto questa cartina e non sono ancora riuscito a trovare la Route 66. Dite che ufficialmente (numericamente?) non esiste più?
La Mary Lou era arrabbiata con me. Si è rifiutata per tre giorni di salire in casa, come se non la riconoscesse più come la sua casa.
Gelosa. Pareva volermi dimostrare che può fare a meno di me. Farò di tutto per dimostrarle che si sbaglia.
Tra gli errabondi sentieri musicali seguiti recentemente merita di essere sottolineata la rilettura critica della colonna sonora di Saturday Night Fever. Non c'è dubbio che l'intero lato A di quello che era il primo di due LP (il CD non so) sia una sequenza insuperata di pezzi da 90.
Stayin Alive
How deep is your love
Night Fever
More than a woman
If I can't have You
A Fifth of Beethoven
Facendo il verso alle classifiche di Nick Hornby in Alta Fedeltà, si può dire che si tratti di uno dei migliori Lati A della storia della musica Pop.
Chissà perché nessuno si è ancora preso la briga di riportare in auge il Philly Sound? Eppure era così limpido ed efficace, così perfettamente rappresentativo di quegli anni. A parte i Bee Gees (che in realtà facevano dell'altro), come si possono lasciare nel dimenticatoio cose come la Love Unlimited Orchestra, i Mother-Father-Sister-Brother...?
Boh...
Poi, proprio l'ultima canzone del lato A di cui sopra, la versione Disco della Quinta Sinfonia di Beethoven, mi ha fatto tornare alla mente quel nostrano e forse anche un po' imbarazzante tentativo di attualizzare musica classica, semplicemente aggiungendo alle melodie più note una sezione ritmica di basso elettrico e batteria.
Sto pensando ai Rondò Veneziano. Ve li ricordate? Ricordate le loro prime apparizioni domenicali nel programma TG L'Una? Ricordate l'uso (e l'abuso) del Cromakey (tecnica TV straordinaria, per quei tempi) per far sembrare i musicisti quasi sospesi sul Canal Grande, o di fronte a un tramonto in riva al mare?
Sono arrivate le prime zanzare.
Cominciavo a stare in pensiero.
Peccato averne schiacciata una contro il monitor, giusto due secondi fa.
giovedì, maggio 11, 2006
Una pausa ci può stare.
Il fatto è che quando la pausa si fa lunga poi diventa difficile rientrare.
Stai lì a pensare "ecco, adesso crederanno che ho fatto una pausa lunga per attirare l'attenzione, per creare attesa..."
E non è così, però rimandi di giorno in giorno, poi ti passa la voglia...
Mi ha convinto definitivamente a riapparire uno/a di voi che è arrivato/a a lasciarmi in segreteria telefonica addirittura un "nitrito da gallina" (riporto testualmente...).
Tra l'altro, il suddetto verso suonava più o meno come un "Quaakk!"...
C'è grande confusione sotto il cielo, ho pensato.
Quindi, rieccomi.
Mi siete mancati. Giuro.
Poi, ho temuto di avere perso per sempre circa 4 mesi di daunlod selvaggio, centinaia di dischi, quando il mio Hard Disk esterno che fungeva da magazzino ha iniziato ad emettere rumori tipo macchina da cucire a pedale.
Per fortuna, non so come, la cosa si è risolta.
Peccato, però. Avrei avuto la scusa valida per il fatto (deprecabile) di non avere ancora completato i CD che vi ho promesso.
Siate fiduciosi.
Intanto mi sono procurato la discografia completa degli Steely Dan (per lo meno tutte le cose che mi mancavano). E devo dire che si sposano benissimo con queste giornate finto-primaverili.
Peg, Big Black Cow, Dirty Work, Rikki don't loose that number...
Che meraviglia.
E poi anche la discografia quasi completa di Van Morrison ho recuperato. E anche questa si sposa perfettamente con il clima di questi giorni.
Curioso poi l'intreccio che mi è apparso: è di Van Morrison la canzone Angeliou, brano rifatto diversi anni orsono dai Deacon Blue, i quali avevano preso il proprio nome da un brano degli Steely Dan...
A proposito, secondo voi la ritmica introduzione di piano, all'inizio di Rikki don't loose that number è un esplicito omaggio a Song for my father di Horace Silver? Secondo me sì. Ho scoperto l'acqua calda, vero?
E secondo voi, il pattern di chitarra che parte al minuto 2'30" del brano Driven to tears, nell'album Zenyatta Mondatta dei Police, è o non è la versione accelerata della chitarra che fa da sfondo ad Another brick in the wall dei Pink Floyd? Come se Andy Summers avesse messo sul giradischi il lato A di The Wall, sbagliando la velocità, a 45 giri invece di 33...
Vi spiace provare a verificare? E intanto che siete su Zenyatta Mondatta, provate ad ascoltare attentamente il brano Canary in a coalmine. La seconda frase della seconda strofa non suona come "Io sono Fred che c'ha addosso l'influenza"?
In realtà, pare che si tratti più semplicemente delle parole "You're so afraid to catch a dose of influenza"... Però ricordo che ai tempi dell'uscita del disco, quando ancora non bastava andare su Gugol e digitare "canary in a coalmine + lyrics" per scoprire l'arcano, la storia di Fred con addosso l'influenza circolava quasi come una leggenda metropolitana.
E io c'ero cascato...
