lunedì, luglio 31, 2006
Mi capita spesso di leggere, nei negozi e negli uffici che frequento, una massima appesa generalmente alla parete. Dice più o meno così: "Ogni giorno, nella savana, una gazzella si sveglia e subito pensa che se vuole sfuggire alle fauci del leone, deve mettersi a correre. Ogni giorno, nella savana, un leone si sveglia e subito pensa che se non vuole farsi sfuggire le carni della gazzella, deve mettersi a correre. Ogni giorno, appena ti svegli, che tu sia leone o gazzella, mettiti a correre".
Ebbene, mi è sempre stata cordialmente sul cazzo questa massima.
Io amo svegliarmi non presto e prendermi tutto il tempo che mi serve per capire chi sono, dove sono e cosa ho voglia di fare.
Oggi, tardo pomeriggio, avevo in programma di scendere nel 'comprensorio' per sbrigare una serie di affari. Era tardi, non avevo pranzato, faceva caldo. Molto caldo.
Pensavo che avrei potuto prendermi un caffè al volo e imboccare l'autostrada per raggiungere la meta in tempo utile. Sarei tornato tardissimo, nervoso e ancora più stanco.
Sono entrato in libreria, mi sono comprato "Walden, ovvero Vita nei boschi" di Henry D. Thoreau, seguendo il consiglio di Gky e Heloise, e un pacchetto delle sigarette che preferisco. Mi sono seduto al tavolino di un bar molto carino, all'ombra, ho ordinato un Earl Grey con latte, due cannoncini alla crema e ho passato lì una delle mezz'ore più utili che io ricordi.
Funziona, gente!
Funziona!
domenica, luglio 30, 2006
Uff.
Non è facile riprendere il filo dopo un così lungo
silenzio.
Mi siete mancati. Mi è mancato questo angolo
nascosto.
Così come mi è mancata la Mary Lou, per tutti quei
giorni in cui si rifiutava di rientrare in casa,
come se non la considerasse più casa sua.
Continuando a pensare prima di tutto alla sua
libertà, ho accettato la sua scelta e mi sono
attrezzato per lasciarle cibo e acqua in cantina,
luogo che lei riesce a raggiungere anche senza di
me.
Ora, dopo giorni pazienti, lentamente sta tornando
alla normalità. Rientra in casa, al mattino, mangia,
dorme in casa fino a metà pomeriggio. Poi esce, di
nuovo.
Queste due cose mi stanno facendo riflettere, sulle
scelte che sto facendo o che dovrei fare.
La mia vita sta cambiando. O forse sto pensando che
ha ragione chi mi dice che la mia vita dovrebbe
cambiare.
Cambiare. Ok. Ma come?
In meglio o in peggio?
Si può considerare miglioramento la trasformazione
che ti porta a rinunciare a parti di te che non
smetti di riconoscere come fondamentali?
No.
Eppure pare che la rinuncia al piacere per il dovere
(detta in maniera molto banale) sia passo necessario
per entrare correttamente nel mondo dei grandi.
Eppure io sto leggendo un libro che vi consiglio
caldamente: L'ozio come stile di vita, di Tom
Hodgkinson. E questo libro, che non è un manualetto
da 'sotto l'ombrellone', dice un sacco di cose
interessanti, molto simili a quelle che ho sempre
silenziosamente pensato. Si scaglia contro la
rivoluzione industriale, che ha trasformato l'uomo
in meccanismo, e contro l'etica che sorregge questo
meccanismo e condanna chi tenta di starne fuori.
In sintesi, il messaggio è: Riprendiamoci il tempo
individuale, ricominciamo a coltivare i piaceri, il
pensiero, la creatività. Lavoriamo per vivere (bene)
invece di vivere per lavorare (male).
Ora, mi dispiacerebbe se questo post diventasse una
lagna lunghissima. Vero che sono stato lontano per
un po' e ho un sacco di pensieri da condividere.
Vero è anche che non posso rovesciarveli addosso
tutti in una volta. Comunque...
Ho anche deciso, proprio ieri, che rinuncerò al mio
solito truce impiego estivo. A malincuore ho deciso
che sarebbe stato meglio prendermi un periodo di
rallentamento, poter contare su qualche settimana di
libertà (condizionata, naturalmente). Mi spiace però
non tornare a vivere l'esperienza del turno di notte
in mezzo alla campagna, non tornare a dormire su
pile di sacchi, perdermi il piacere della colazione
all'alba prima di andare a dormire, e privarvi di
tutti quei post visionari e poetici (???) che quel
lavoro mi suggeriva. Mi spiace anche per quel
migliaio e mezzo di €€€... Ma fa lo stesso.
Il proposito è quello di impiegare questo tempo
liberato per riordinare, me e la mia casa, me e il
luogo che abito e dal quale dovrei trarre energie e
stimoli.
Luogo che, ora, dopo mesi di frenetica attività
extra-domestica, è ridotto ad un vero e proprio
porcile. Se ve lo raccontassi non ci credereste.
Sistemerò i due computer, ripulendo i dischi fissi
dalle tonnellate di files scaricati negli ultimi
mesi. Masterizzerò e spedirò tutti i CD che vi avevo
promesso. Riordinerò lo studio, in modo da poterci
lavorare comodamente. Riordinerò il mio archivio
fotografico e giornalistico, preparerò una serie di
Book e curriculum da spedire in giro per il mondo
non appena questo mondo, terminate le canoniche
ferie, si rimetterà a girare.
Preparerò una serie di CD da presentare ai locali
più sensibili (sperando se ne trovino ancora) per
vedere di procurarmi una qualche serata danzante
alla quale invitarvi tutti.
Monterò le zanzariere.
Mi farò anche qualche giorno di piscina, ché non
sopporto più questo mio colorito cadaverico.
Ci metto anche un paio di bagni turchi, che mi hanno
sempre rasserenato.
E tornerò a scrivere con decisa regolarità
Ve lo prometto, amici.
